Il programma triennale di ricerca Recycle Italy: Nuovi cicli di vita per architetture e infrastrutture della città e del paesaggio ha voluto operare su una linea di integrazione fra le istanze di “cultura intrinseca” provenienti dalla riflessione sui fondamenti e sul ruolo delle discipline “umanistiche” del progetto architettonico urbano e del paesaggio e l’urgente domanda proveniente dalla società contemporanea di trovare modi e metodi per arrestare i fenomeni di consumo di suolo e di spreco delle risorse e per affermare, anche nel campo delle trasformazioni edilizie urbane e del paesaggio, una “eco-logica” ispirata ai concetti della triade Reduce-Reuse-Recycle, ormai largamente affermata nel campo della cosiddetta Green Economy. Nelle strategie della rigenerazione urbana e del paesaggio, alle tre R del cosiddetto “riciclo eco-efficiente” appena richiamate sembrano così potersi utilmente accostare le tre E delle più illuminate posizioni etico-politiche: Economy, Equity, Environment, ovverossia, in altre parole, crescita economica congiunta a equità sociale e a rispetto e tutela dell’ambiente.
Il concetto di nuovo ciclo di vita si propone come possibile costruttore di un nuovo scenario futuro dei modelli insediativi e del loro rapporto con i paesaggi italiani del XXI secolo insistendo sulla messa a punto di “nuovi paradigmi”, di una mappatura e lettura “inversa” o comunque non-convenzionale delle città e dei territori. Si è cercato dunque di elaborare visioni rinnovate e strategiche capaci di informare la filosofia e le tecniche di lettura ma anche gli strumenti di governo dei fenomeni di trasformazione in atto, in cui possano trovare nuovo senso anche parole d’ordine assai ricorrenti, quali sostenibilità, smart city, paesaggio.
Allo stesso tempo il concetto di ri-ciclo, in termini più tecnici e strumentali, vuole anche proporsi come chiave di volta per azioni mirate, “tattiche”, molto spesso compiute secondo interventi “dal basso”, capillari, “omeopatici”, infiltranti il corpo delle città e dei territori. Si tratta perciò di innescare e attuare progressivamente “processi” rigeneratori, nei quali giocano di nuovo un ruolo, da un lato, la “creatività” del progetto e della “visione” e dall’altro il pragmatismo dell’azione concreta e dell’innesco di processi di trasformazione dell’esistente (con l’intervento anche di meccanismi e incentivi di tipo economico-fiscale, normativo-legislativo e di precise politiche; insomma con una precisa agenda operativa).
In questa prospettiva anche gli “scarti” dello sviluppo territoriale – siano essi infrastrutture o edifici dismessi  abbandonati o obsoleti – possono diventare patrimonio prezioso per il progetto, perchĂ© la novitĂ  del ri-ciclo – nei confronti di altri concetti piĂą o meno correnti come quelli di recupero, riuso, riqualificazione, o anche ricucitura e rammendo – sta proprio in questa capacitĂ  creativa e re-inventiva (la stessa che viene da tempo proposta nei campi dell’arte o del design) che riporta a una dimensione profondamente umanistica e non piattamente tecnica l’operativitĂ  del ri-ciclo architettonico e urbano-territoriale o dello stesso paesaggio. Ben oltre la “modificazione”, a favore di una piĂą sostanziale e ambiziosa re-invenzione o ri-creazione.

RENATO BOCCHI

  • RE-CYCLE ITALY
  • 29.09.2016 - 30.09.2016
  • IUAV
    Venezia