Mario Cerasoli
Il recupero dei centri storici minori, tra “modulazione della tutela” e nuove tecnologie
2013/2015 - Durata: 3 anni

Descrizione della ricerca

Le trasformazioni dei modelli insediativi e della cultura dell’abitare, che nel corso degli ultimi decenni si sono stratificati, divenendo sempre più complessi, hanno inserito i centri storici minori in dinamiche abitative spesso contrastanti, che li vedono interessati da diversi fenomeni che vanno dall’abbandono alla sostituzione degli abitanti: si assiste in taluni casi all’inclusione di nuovi ceti sociali, talvolta composti da immigrati, ed altri viceversa in cui si verificano fenomeni di gentrification o di riuso (parziale o totale) a scopi meramente turistico-commerciali.
Sul tema del recupero urbanistico il dibattito disciplinare pare si sia fermato agli anni Ottanta, al termine delle esperienze di recupero legate al Piano decennale e alla Legge 457 del 1978 che introdusse il Piano di Recupero. Finiti i finanziamenti statali per tale tema i centri storici e il loro recupero hanno progressivamente perso di interesse, nonostante timidi tentativi di recuperi “di facciata” finanziati di tanto in tanto dalle singole regioni.
Disinteresse legato, tra l’altro, anche al fatto che l’attenzione sui centri storici si è di fatto
frammentata, evidenziando come i processi territoriali nel loro dinamico susseguirsi li abbiano “assorbiti” nel quadro più generale delle trasformazioni urbane contemporanee.
Oggi, quanto mai come in passato, è però necessaria una riflessione su quale può (e deve) essere il ruolo dei centri storici minori, in un’epoca in cui i temi ambientali e della sostenibilità sono prioritari.
Obiettivo generale della ricerca è quello di indagare le possibilità e le prospettive finalizzate ad incrementare la “attraenza” insediativa dei centri storici minori, mediante una “sana combinazione” di criteri di intervento urbanistico, a partire dalla “modulazione della tutela” (Cerasoli, 2010), di restauro degli edifici e dell’impiego delle nuove tecnologie sia a livello “urbano” (nella logica di “mini-smartcities”) che edilizio (efficienza energetica, ecc). Ma anche, e soprattutto, comprendere la visione che ne hanno gli abitanti e gli utenti (attuali e potenziali).
A tale fine, con un approccio interdisciplinare che vuole proporsi come l’elemento di
qualificazione del progetto, si studieranno alcuni contesti urbani (Sutri, Capranica, Scurcola Marsicana, ecc.), su cui si può contare fin d’ora dalla dichiarata disponibilità alla collaborazione delle rispettive amministrazioni e uffici tecnici, finalizzata alla formazione di “laboratori di ricerca”.

Collocazione nel contesto scientifico nazionale ed internazionale;
Sul tema del recupero dei centri storici si sono concentrate diverse fasi del dibattito disciplinare.
In questo contesto, la prevalenza è di studi italiani. Anche se sul tema non mancano studi
internazionali. In particolare, si fa riferimento alla tradizione degli studi promossi dall’ANCSA associazione Nazionale Centri Storici e artistici fino alle produzioni recenti delle scuole di formazione postuniversitaria (Ricci, Seassaro, ecc.); e in particolare al Master internazionale di II livello Restauro architettonico e cultura del patrimonio di Roma Tre, che è stato diretto per anni da Paolo Marconi e che attualmente è diretto da Elisabetta Pallottino, che ha dedicato il tema delle esercitazioni progettuali al recupero dei centri storici minori) e alle sperimentazioni progettuali più recenti, come quella del Piano di Recupero del Centro Storico di Formello (Cerasoli + DipSU Roma Tre). Il profilo tecnologico invece farà riferimento agli studi recenti sull’efficientamento energetico sia degli edifici, anche storici (Benedetti, Tonelli, Stefanoni), che delle città nel suo complesso (Lariccia).


Altri partecipanti alla ricerca: Anna Laura Palazzo, Chiara Tonelli, Francesca Geremia,