Valerio Palmieri
Le forme dell’abitare. La casa per sé: lo spazio domestico dell'architetto-committente nell’esperienza di quattro architetture del moderno italiano
2013/2013 - Durata: 1 anni

Descrizione della ricerca

Il progetto di ricerca intende indagare, attraverso l’analisi di quattro opere d’autore, alcuni caratteri identitari dell’architettura italiana del ‘900 e verificare se e in quale misura tali caratteri siano ancora presenti e operanti nella produzione architettonica contemporanea.

Intende quindi comprendere, con lo studio analitico delle case progettate per sé stessi da quattro architetti, protagonisti di primo piano del panorama architettonico italiano del ‘900, quattro modi di concepire lo spazio domestico. E cogliere trasversalmente, attraverso queste quattro modalità altrettanti pensieri sull’abitare, sullo spazio architettonico, e sul modo di definire il rapporto tra edificio e luogo.

La scelta lavorare su progetti nei quali il committente coincidesse con il progettista è sembrata tanto più utile, quanto più adatta ad indagare una dimensione “privata”, intima, non mediata da committenze esterne, del progetto. Una dimensione in grado di restituire in maniera più diretta il modo di pensare la casa e l’abitare da parte di quattro personalità di spicco della vicenda architettonica italiana (e non solo) moderna.

La selezione di questi quattro esempi “nobili”, è stata guidata, inoltre, dall’esigenza di lavorare su progetti conosciuti, ma in linea generale mai oggetto di studi specifici, confrontabili tra loro per periodo di elaborazione e milieu culturale nel quale sono stati prodotti.

I progetti che saranno oggetto dello studio sono:

Adalberto Libera:       Villa per sé alla Mostra dell’Abitazione all’E42 in Roma  (1940-42);

Mario De Renzi:          Casa De Renzi a Sperlonga/LT  (1952-55);

Ugo Luccichenti:         Villa dell’ingegnere, Porto Santo Stefano/GR  (1956-57);

Mario Ridolfi:              Casa Lina a Marmore/TR  (1964-69).

Le case sono state concepite tutte nell’arco temporale di quasi tre decenni, a cavallo della seconda guerra mondiale da autori tra loro contemporanei, che talora hanno lavorato insieme e sono stati attivi prevalentemente in un ambito geografico omogeneo, quale quello romano.

L’analisi dei diversi progetti sarà condotta inquadrandoli innanzitutto storicamente, nel contesto culturale e ambientale nel quale essi vennero concepiti, e nel complesso della carriera progettuale dei loro autori. Sarà quindi sviluppata attraverso l’uso sistematico di disegni analitici bidimensionali e tridimensionali.

I grafici saranno tesi a enucleare i caratteri tipologici, morfologici, strutturali, estetici e relazionali dei singoli progetti, evidenziandone, secondo uno screening trasversale, analogie e differenze compositive, oltre che le metodologie conformative.

Lo studio intende quindi analizzare e rendere disponibili a scopo didattico, ma non solo, le diverse tematiche progettuali presenti nei singoli progetti, riconducendole a di là della loro specifica collocazione storica, alla dimensione delle tecniche operative del progetto.

 

Collocazione nel contesto scientifico nazionale ed internazionale
Il progetto di ricerca si inserisce in quel filone di studi che sonda, secondo un taglio di indagine inaugurato sin dalla metà degli anni ’60 dalle pubblicazioni di Peter Eisenmann (La base formale dell’architettura moderna, del 1963 e più tardi Giuseppe Terragni: Transformations, Decompositions, Critiques, del 2003), i criteri compositivi di opere nodali dell’architettura del ‘900 italiano. Un filone di ricerca che ha trovato un’ulteriore articolazione negli studi condotti dal gruppo coordinato da Sergio Poretti presso l’università degli Studi di Tor Vergata, a partire dalla metà degli anni ’80. L’interesse trasversale per tale produzione ha trovato un riscontro nell’ultimo decennio anche nelle ricerche coordinate da Bruno Reichlin presso l’Accademia di architettura di Mendrisio.


Altri partecipanti alla ricerca: