Paolo Desideri
Lo Spazio delle Reti
2013/2014 - Durata: 2 anni

Descrizione della ricerca

I territori metropolitani contemporanei si presentano sempre piĂą frequentemente in assetti figurativi incoerenti, frammentari, discontinui, disomogenei.

In questo scenario le reti infrastrutturali possono candidarsi a divenire la struttura di coerenza in grado di mettere a sistema realtĂ  spaziali e territoriali per il resto incoerenti.

Perseguire questo obiettivo vuol dire trasformare radicalmente le strategie progettuali che sinora hanno governato la configurazione delle reti. Il progetto dovrĂ  infatti essere in grado di rimettere in gioco la qualitĂ  dello spazio, oggi residuale, prodotto dal passaggio delle reti dentro i territori metropolitani, reinventandone il ruolo ed il senso sul piano programmatico, funzionale e figurativo.

Un nuovo ruolo per l’infrastruttura anche dal punto di vista delle dinamiche spaziali e figurative: una fisicità che coinvolge l’assetto spaziale di intere porzioni del territorio contemporaneo, altera i connotati iniziali dello spazio fisico del territorio e della città moderna, e determina spesso realtà spaziali complesse e fortemente caratterizzanti i contesti territoriali attraversati.

Un potenziale figurativo e spaziale inquietante ed affascinante al tempo stesso, attorno al quale, non a caso, l’arte figurativa, la letteratura cinematografica, la grafica pubblicitaria, ma anche l’economia ed il mercato hanno spesso lavorato interrogandosi sui connotati ambigui, complessi ma certamente significativi generati al di fuori di ogni forma di spazialità urbana e territoriale sinora conosciuta.

In particolare il programma si svilupperĂ  su 3 profili di ricerca:

 

IL PROGETTO DELLO SPAZIO DELLE RETI

 Le reti infrastrutturali nei territori metropolitani moderni e contemporanei.

Il ruolo delle reti infrastrutturali nelle utopie moderne e contemporanee.

La perdita di ruolo delle volumetrie architettoniche ed il crescente ruolo della spazialitĂ  delle infrastrutture nella costruzione della metropoli contemporanea.

Territori metropolitani contemporanei e spazio delle infrastrutture.

Le infrastrutture moderne e la cittĂ  consolidata : sopraelevate, tangenziali, viadotti, impalcati ferroviari, aree di risulta.

La metropoli contemporanea come cittĂ  delle reti nella cultura figurativa contemporanea.

Il progetto delle reti infrastrutturali nella metropoli contemporanea : dal progetto di ingegneria al progetto di architettura degli spazi delle reti.

Presentazione delle aree di progetto.

 

INFRASTRUTTURE
Il ruolo delle infrastrutture nella costruzione della metropoli contemporanea.

L’infrastruttura contemporanea come fascio di reti concorrenti.

ComplessitĂ  figurativa e funzionale dello spazio delle reti.

La trasformazione delle reti in telai di infrastrutturazione metropolitana.

Glocal: i telai di infrastrutturazione metropolitana tra globale e locale: contesto e atopia dello spazio delle reti.

Dalla linearitĂ  dei tubi, alla spazialitĂ  delle spugne : complessitĂ  ed organicitĂ  del progetto delle infrastutture contemporanee.

Le infrastrutture come struttura di coerenza della metropoli contemporanea.

 

ATOPIE/ATTRAVERSAMENTI
Architettura, contesto, spazio e luogo. Il concetto di luogo come spazio dotato di identitĂ .

Il rapporto storico tra cittĂ  fisica (urbs) e societĂ  civile (civitas).

La molteplicitĂ  delle identitĂ  nella contemporaneitĂ .

Il concetto di atopia come spazio sistematicamente privato di identitĂ . Lo spazio pubblico contemporaneo ed il concetto di non-luogo.

Gli spazi delle infrastrutture come atopie.

Gli spazi delle infrastrutture come nuove piazze metropolitane.

Il programma dello spazio infrastrutturale come ibrido funzionale.

Rilettura delle aree di progetto e dei programmi funzionali proposti come atopie.

 

 Collocazione nel contesto scientifico nazionale ed internazionale;
Il tema del ruolo e del senso spaziale delle reti infrastrutturali all’interno dei nuovi modelli metropolitani contemporanei appare come una tematica di non differibile ridefinizione. In modo specifico lo scenario territoriale e quello scientifico di complessivo riferimento, è quello di una crescente richiesta di infrastrutture capaci di confrontarsi con la cultura e la prassi del progetto urbano. Dunque uno scenario nel quale, coerentemente con le modalità proprie alle trasformazioni del territorio europeo degli ultimi venti anni, la progettazione delle infrastrutture possa essere fondata sulla strategica integrazione degli spazi, delle politiche, delle economie. Un concetto di infrastruttura dunque non più riconducibile all’ormai antico concetto di “opera pubblica” a totale finanziamento pubblico, né più allo scenario di opera pubblica per la quale l’eventuale rapporto pubblico-privato assuma le modalità consuete e tipiche del regime concessorio (come ad esempio nel caso della rete autostradale).

Alla scarsa integrazione tra pianificazione territoriale e programmazione economica, più ancora che alla scarsa dimestichezza con le procedure di richiesta, di programmazione e di attivazione delle risorse disponibili, è sostanzialmente riconducibile l’ingente quantità di risorse rimaste inutilizzate nel QCS 1994 1999.

La frequente incomunicabilità tra le politiche di allocazione delle risorse disponibili e quelle di trasformazione del territorio, caratterizza tuttavia in modo trasversale, al di là della vicenda del passato QCS, lo scenario italiano degli anni novanta : uno strabismo che nello scorso decennio ha portato le discipline economiche e quelle urbanistiche a ripiegarsi in un’autoreferenzialità spesso paradossale e sempre fatalmente indirizzata al fallimento attuativo delle misure programmate e delle trasformazioni progettate.

Possiamo ad esempio considerare come esempi emblematici di questa logica separata da un lato la vicenda dei Patti territoriali[1], e dall’altra quella dei tanti Piani disegnati che lo scenario di una pur buona attività di programmazione economica e di una non meno buona attività progettuale consegna alla storia di un ancora recentissimo passato . Attori senza progetto da un lato e progetto senza attori dall’altro si sono troppo a lungo fronteggiati senza possibilità di dialogare.

Nella direzione di operare un urgente raccordo tra le politiche di programmazione economica e quelle di pianificazione territoriale, vanno di contro collocate alcune recenti iniziative avviate dalle Amministrazioni centrali quali quella dei PRUSST (Ministero dei Lavori Pubblici- DI.CO.TER) e quella dei nuovi Studi di FattibilitĂ  (Ministero del Tesoro- Dipartimento Politiche di Sviluppo e Coesione).

Quest’ultima iniziativa, finalizzata alla costruzione di un parco progetti nel settore infrastrutturale effettivamente attuabili, è stata attivata a partire dalle risorse messe a disposizione delle amministrazioni Regionali e delle amministrazioni Centrali e destinate ai territori ricompresi nelle aree obiettivo 1, 2, 5b, a partire dalla Delibera CIPE 70/98. Con essa furono destinati 110 miliardi di cofinanziamento (per un ammontare complessivo di 220 mld) per la redazione di nuovi Studi di fattibilità per opere di infrastrutturazione.

 

[1] L’integrazione tra le politiche territoriali e quelle di programmazione economica dovrebbe in particolare essere strumento fondamentale per perseguire lo sviluppo locale, dove le azioni a sostegno dell’espansione del contesto imprenditoriale si sovrappongono regolarmente alla necessità di adeguamento del sistema delle opere pubbliche, con particolare riferimento alle infrastrutture più direttamente legate all’attività economica, quali, ad esempio, quelle del trasporto.

L’esperienza fino ad oggi maturata nell’ambito della programmazione negoziata conferma puntualmente la difficoltà ad attuare politiche di sviluppo parimenti efficaci sul piano degli aiuti diretti alle imprese e su quello dell’incremento dei plus competitivi derivanti dalle attrezzature presenti e funzionanti sul territorio.

Nell’ambito dei Patti territoriali, che della programmazione negoziata costituiscono il momento di maggiore diffusione, è consentito destinare una rilevante quota delle risorse attivabili alla copertura dei costi per la realizzazione o l’adeguamento delle opere pubbliche connesse al sistema imprenditoriale, in maniera da sostenere la crescita del sistema imprenditoriale anche attraverso la dotazione delle opere fisse. Proprio su questo tema, tuttavia ed ovviamente, si stanno registrando numerosi problemi attuativi e di coordinamento tra le diverse amministrazioni interessate, a partire dall’impossibilità, per i territori ricompresi nel Patto, di proporre un proprio strumento attuativo d’area vasta.


Altri partecipanti alla ricerca: