Lorenzo Dall'Olio
Nuove forme dell'abitare
2015/2015 - Durata: 1 anni

Descrizione della ricerca

La ricerca sul tema delle residenze collettive e in particolare di quelle universitarie, recentemente conclusa dal proponente, ha evidenziato con molta chiarezza come i criteri, i principi e gli obiettivi sui quali si basa la ricchissima e variegata sperimentazione attorno a questo particolare tipo di organismo edilizio siano gli stessi che oggi alimentano parte della ricerca più avanzata sull’abitazione più in generale.

Il punto di contatto più evidente sta nell’azione combinata di due principi contrapposti, che sembrano agire, in ambedue i casi, nell’atto progettuale, fusi in uno stimolante ossimoro: la ricerca dell’eterogeneità e della variabilità in un ambito di “necessaria” omogeneità.

L’origine di tale approccio risiede nell’analisi attenta e aggiornata dell’utenza di riferimento.

A fronte di una vita cadenzata da analoghi ritmi e da molte esigenze ricorrenti, la comunità degli studenti oggi, a differenza del passato, viene considerata quale sommatoria di soggetti, irriducibili ad un insieme omogeneo, espressione di individualità distinte, che necessitano di spazi di autonomia e di espressione personali.

Tutto, apparentemente, si conosce delle necessità di uno studente, ma ciò che più conta, per realizzare una buona architettura, è il riuscire a tenere vive le differenze, a dare spazio al singolo, all’individuo e alle sue molteplici e mutevoli esigenze.

E’ proprio dalla compresenza o, per meglio dire, dalla coabitazione dell’individuale e del collettivo, del privato e del pubblico, della privacy e della condivisione, della riconoscibilità e dell’omogeneità, della flessibilità e dello standard, che nasce la complessità tipologica e spaziale spesso presente in queste strutture, la varietà delle soluzioni abitative, dei luoghi d’incontro, dei percorsi e degli spazi.

Questa dialettica è, poi, amplificata ulteriormente dal fatto che, alla funzione strettamente residenziale, che è per definizione privata (ma anche micro-condivisa), si affiancano spazi per attività collettive, con diversi gradi di condivisione. Troviamo ambienti per attività culturali, per lo studio, lo svago, il tempo libero, l’attività fisica, il gioco, la ristorazione; tutto ciò si riflette e si esprime anche nel rapporto tra edificio e intorno, tra esterno e interno, soprattutto in termini di controllo e significazione degli spazi di avvicinamento, di attraversamento e di mediazione.

Le parole d’ordine di una buona progettazione di residenze universitarie sono dunque: diversificare, dare alternative, sfaccettare, introdurre criteri di flessibilità e di modificabilità degli spazi e delle funzioni, pensare una gerarchia il più possibile varia e stratificata dei luoghi, dal pubblico al privato, dall’esterno dell’edificio fin dentro ogni singola stanza.

Analogamente, ragionare oggi sulle nuove forme dell’abitare, anche solo limitatamente alla realtà occidentale, comporta, innanzi tutto, una attenta valutazione delle grandi trasformazioni sociali, economiche, di vita e di costume sopraggiunte in questi ultimi anni, che hanno inevitabilmente moltiplicato, frammentato e diversificato la categoria generica dell’utenza. Per comprendere il fenomeno è sufficiente citare le profonde modificazioni in atto all’interno dei nuclei familiari e la conseguente moltiplicazione delle forme di convivenza: dai single alle coppie senza figli, dai nuclei tradizionali alle famiglie allargate, dai giovani pronti ad una continua mobilità alle persone anziane, stanziali e spesso sole; oppure riflettere sul fenomeno dell’immigrazione e sulla moltiplicazione delle culture, delle religioni, dei modi di vita, delle abitudini, dei ritmi, delle modalità di convivenza e di relazione sociale; o ancora registrare l’accentuata e diffusa ricerca della privacy individuale, anche all’interno dei nuclei familiari tradizionali, che convive, paradossalmente, con opposte tendenze verso forme di solidarietà e convivenza alternative, che prevedono la condivisione di spazi, servizi e funzioni; o, infine, ragionare sui cambiamenti avvenuti nel mondo del lavoro e delle reti di comunicazione che contemplano il telelavoro o il part-time.

Molte delle sperimentazioni più apprezzabili sul tema più generale dell’abitazione lavorano quindi su temi analoghi ai precedenti: pluralità, individualità, riconoscibilità, variabilità, indeterminatezza, mixité funzionale, simultaneità, modificabilità, multifunzionalità. Parole chiave utilizzate per scardinare molti dei paradigmi, delle gerarchie, delle rigidità e delle consuetudini che stabilmente e stancamente hanno conformato lo spazio domestico nella seconda metà del Novecento.

Ad alimentare le ricerche migliori, oltre a uno sguardo più attento ai grandi cambiamenti del presente, vi è poi una riconsiderazione profonda e acuta, e non sembri una contraddizione, della parte migliore della tradizione del Moderno. E’ del tutto evidente, infatti, che molti dei concetti appena espressi trovano nelle molteplici “lezioni” dei maestri dei primi decenni del ‘900 una propria chiara e inequivocabile origine, spesso ritenuta (sebbene non sempre espressa) fonte fondamentale e inesauribile d’ispirazione. La ricerca spaziale, in orizzontale e in verticale, la fluidità e la modificabilità degli spazi, i dispositivi di fruizione visiva e fisica dello spazio interno, i sistemi di comunicazione interni ed esterni all’organismo, la relativizzazione dei concetti di interno ed esterno e le relazioni tra questi, la gestione degli spazi di soglia e di filtro, sono tutti aspetti già abbondantemente scandagliati degli architetti del secolo scorso e che oggi, con grande disinvoltura e libertà, vengono spesso riutilizzati, aggiornati e reinterpretati.

A partire da tali considerazioni e dai punti di contatto evidenziati e già acquisiti, la ricerca propone un’indagine di più ampio respiro sul tema dell’abitare contemporaneo, alla ricerca dei nodi cruciali e delle linee di ricerca più promettenti tra quelle orientate a un processo, sempre più necessario, di rinnovamento. Il presente, con le sue nuove sfide, e il passato, con la sua carica d’invenzione ancora attiva, sono i due binari che si intendono seguire e intrecciare.

 Collocazione nel contesto scientifico nazionale ed internazionale
Il tema dell’abitare, nelle sue molteplici dimensioni dello spazio individuale e di quello collettivo, dell’alloggio e del sistema aggregativo e organizzativo, del rapporto con la città e il paesaggio, sta nuovamente trovando un’importante spazio di visibilità all’interno del dibattito e della ricerca architettonica contemporanea, sia sul piano della riflessione teorica, sia su quello delle sperimentazioni progettuali.

In particolare, i contesti più attivi sono, per rimanere all’Europa, quelli: olandese, spagnolo, portoghese, svizzero, tedesco, francese. Anche l’Italia, soprattutto sulla spinta di una nuova generazione di progettisti, di alcuni concorsi specificatamente dedicati a questo tema e di convegni e mostre, sta iniziando a partecipare, in questi ultimi anni, a questo processo di rinnovamento, con contributi di grande originalità.

Non si tratta ancora di segnali compiutamente rassicuranti, se non altro per la loro esiguità, né di linee di ricerca chiaramente indirizzate su un terreno di certezze condivise (la cui necessità è, in realtà, tutta da dimostrare), ma certamente siamo di fronte a una evidente inversione di tendenza, rispetto a un lungo ed evidente periodo di smarrimento culturale, a una graduale e progressiva perdita delle certezze del passato sul tema dell’abitazione e a una conseguente forma d’inerzia disciplinare e di ripetizione del già noto.

La ricerca intende collocarsi nel solco, già ampiamente tracciato, dalle migliori elaborazioni teorico progettuali su questo tema.


Altri partecipanti alla ricerca: