Anna Laura Palazzo
Politiche sostenibili e paesaggi resilienti nella città metropolitana di Roma
2013/2014 - Durata: 2 anni

Descrizione della ricerca

La chiave proposta per sondare la sostenibilità e resilienza dei processi di sviluppo nella Città metropolitana di Roma è legata alla dimensione concettuale e operativa dello spazio aperto, che postula la ricerca di un equilibrio tra memorie storiche, vocazioni territoriali, rinnovabilità delle risorse, usi del suolo e trend trasformativi. Nella attuale congiuntura, in cui le risorse primarie ed il paesaggio, contesi tra diverse utilità, reclamano un’attenzione che non ha precedenti nella storia, la sfida è quella di portare alla luce i conflitti, facendo emergere le diverse percezioni del paesaggio, investigando i rischi cui esso va incontro, ma anche, nella chiave della ecologia del paesaggio, le potenzialità inespresse di territori e paesaggi a minor pressione antropica come serbatoi di naturalità. A livello europeo, sulla scorta di recenti preoccupazioni di matrice ambientale, si sta ad oggi verificando una convergenza potenzialmente fertile tra differenti fronti disciplinari e istituzionali. Particolarmente significativa la possibile collimazione tra la dimensione della “connettività ecologica”, perseguita oggi attraverso la pianificazione provinciale e locale (con la metafora della “green infrastructure”, oggetto di una recente raccomandazione a livello europeo), e il “greening” della nuova PAC: un “progetto di territorio” con scarse risorse la prima, una dotazione cospicua di risorse in assenza di una strategia di disegno territoriale il secondo.

Nel corso del primo anno, la ricerca intende:

  • raccogliere ed aggiornare la letteratura e la strumentazione nazionale e internazionale sul tema dell’open space alle diverse scale;
  • precisare le scelte teoriche e metodologiche a livello di area metropolitana entro sistemi e unità di paesaggio.

Nel corso del secondo anno, la documentazione delle permanenze e dei cambiamenti nel paesaggio rurale nel lungo periodo a scale di dettaglio su di un ambito sovracomunale per effetto del confronto su basi catastali apre a una nuova prospettiva di ricerca: consente di misurarsi senza pre-giudizi anche con le implicazioni in termini di “forma” degli obiettivi di qualità paesaggistica, anche attraverso la definizione di scenari alternativi che rendono palese la dialettica tra ragioni dei saperi esperti e dei saperi locali.

La scala di approfondimento su di un contesto a cavallo del fiume Tevere a nord di Roma consentirà altresì di mettere a fuoco:

  • condizioni di fatto e tendenze legate agli orizzonti colturali e alla dimensione di impresa, alle vocazioni e alle attese espresse dalle comunità locali;
  • i fattori di maggiore criticità e gli strumenti più sensibili e specifici di una cassetta degli attrezzi per il paesaggio rappresentati da forme ancora da sperimentare di risarcimento dei paesaggi degradati, così come contemplato dal Codice Urbani (art. 143), mediante “progetti di paesaggio”.

Ne conseguirà una identificazione di aree/paesaggi a maggiore e minore tenuta, per i quali si ravvisa la necessità di utilizzare in maniera mirata e quindi “progettuale” risorse aggiuntive per incentivare le vocazioni multifunzionali dell’agricoltura, ad esempio attraverso le misure di sostegno della nuova PAC.

Una accezione inclusiva di paesaggio all’interno degli strumenti di pianificazione, di gestione, ma anche nell’ambito di progetti di rigenerazione urbana, offre alle differenti scale e su orizzonti temporali differenziati il terreno ideale per comprendere e guidare le trasformazioni future, e uno spazio di manovra assai più ampio che affrontando ogni tematismo separatamente.

Il know how prodotto dalla ricerca intenzionalmente tende a comporre uno scenario metodologico e operativo omogeneo e coerente con il programma di ricerca “Pianificare la valorizzazione. Il caso di Roma e del suo Suburbio sud-occidentale” ( coord. A. Pugliano ).

 

Collocazione nel contesto scientifico nazionale ed internazionale

In tutta Europa, lo spazio aperto è spesso percepito come uno spazio residuale, intercluso, espulso o escluso dalle trasformazioni istituzionali, oppure occupato e appropriato da pratiche spesso in opposizione di fase. L’Unione Europea, nel promuovere l’infrastruttura verde (Green Infrastructure) come una rete strategicamente pianificata e resa disponibile comprendente la più vasta gamma di spazi verdi di alta qualità e altre caratteristiche ambientali, estende la gamma dei valori dello spazio aperto, sottolineando l’utilità sociale connessa al potenziale di rigenerazione ecologica nelle interconnessioni con il tessuto insediativo (EU Commission, Communication from the Commission to the European Parliament, the Council, the European economic and social Committee and the Committee of the Regions, Green Infrastructure. Enhancing Europe’s natural Capital, may 2013).

Il programma di ricerca intende affrontare tali molteplici dimensioni e funzionalità dello spazio aperto al fine di migliorare le prestazioni formali e la connettività delle reti eco-urbane, in una parola quella che viene definita “resilienza”.

In questa riformulazione, l’agenda della sostenibilità riguarda tematiche interdisciplinari quali: biodiversità e rigenerazione delle risorse, salvaguardia dei valori naturali e paesaggistici, miglioramento delle prestazioni ambientali, difesa del suolo e messa in sicurezza del territorio, promozione di politiche agro-alimentari sostenibili, fruizione sociale per il tempo libero e il loisir, benessere e salute psico-fisica dei cittadini.


Altri partecipanti alla ricerca: Alfredo Passeri, Antonio Pugliano, Elisabetta Pallottino, Lucia Nucci, Mario Cerasoli, Paolo Micalizzi, Paolo Buonora