Nel 1964 Tazio Secchiaroli fotografava Clint Eastwood, vestito da cowboy, in sella ad un cavallo, aggirarsi a largo di Cinecittà, nell’aperta Campagna Romana: lontano alle sue spalle i grandi edifici delle case popolari, insieme a lui nel primo e secondo piano la distesa “desertica” dell’Agro. La città e la campagna erano due entità distinte e riconoscibili. Cosa è accaduto all’area di bordo del tessuto urbano nel momento in cui si è separata dal suo confine che continua ad avanzare e trascina con sé la città oltre la scala della metropoli? Si è prodotta un’area, la periferia, fatta di aggregati incoerenti ed eterogenei: logiche insediative e maglia stradale disordinate rimangono disgregate nella campagna continua che, a sua volta, si frammenta. Localizzandosi nella porzione est di Roma, si può notare che, nella sua area di bordo corre una strada, che è insieme una traccia storica, un racconto sul territorio, un’unità di misura. Per meglio dire, uno strumento di analisi che tiene insieme elementi materiali ed immateriali del paesaggio. Nei luoghi che questa strada attraversa e porta in luce, si prevedono degli interventi di recupero distanti dalle soluzioni formali e più simili alla selezione di una griglia di luoghi, priorità e combinazioni ogni volta declinate in contesti diversi di un paesaggio postmetropolitano “sbriciolato” (miettes): ora un margine in fase di saldatura, ora la connessione fra elementi naturali, ora la conservazione di una particolare visuale.

  • 2015.03 | La ville en mittes Roma: il paesaggio residuale del bordo postmetropolitano
  • studente/iBassi Giulia
  • Relatore/i
  • Montuori Luca
  • Correlatore/i
  • Cremaschi Marco
  • Corso di laurea
  • Progettazione Urbana
  • Disciplina
  • Progetto dello spazio urbano
  • Data
  • 05/03/2015
  • Anno accademico
  • 2013-2014
  • Voto
  • 110/110 e lode