È uno Studio finalizzato alla comprensione della colonna tortile considerata come elemento architettonico. Il lavoro di ricerca è stato quindi preceduto da un’ampia indagine storica volta ad approfondire le origini del mito che accompagna queste colonne, che le lega alle sorti del Tempio di Salomone, tanto da essere soprannominate Salomoniche.   E’ un mito che nasce:
-con la nascita del Mito del Tempio come architettura divina a seguito della sua distruzione definitiva nel 70 d.C.;
– con lo Slittamento semantico, operato dalla religione cristiana;
– con Costantino che si era impegnato in una rivalutazione di Roma con attenzione particolare a San Pietro;
– con la Controriforma che richiese la ricerca dell’essenza artistica e architettonica veramente cristiana. Le Colonne diventeranno simbolo universale del Tempio nell’Antico e Nuovo Testamento tanto che l’Età Barocca, ne fu il periodo di massimo splendore, durante la quale vengono assunte come emblema dell’arte religiosa nella maggior parte delle aree mediterranee, soprattutto dopo la famosa opera Berniniana 1633 che sancisce l’inizio di un fenomeno di ispirazione/emulazione del tipo in innumerevoli varianti. La presenza delle decorazioni vitinee è una tipologia che fa risalire la sua evoluzione fin: dall’arte palestinese e giudaica (dal IV sec a.C.); dall’arte antica e dall’età classica ed imperiale nei misteri dionisiaci come simbolismo di morte/resurrezione ed infine con l’arte paleocristiana (dal III-IV sec d.C.). All’interno della colonna cosiddetta spiraliforme si possono differenziare diverse tipologie: colonne con fusto cilindrico e decorazione a spirale; colonne con fusto cilindrico decorato con tralci di vite, edera, putti ed animali e colonne con fusto tortile.
Il movimento spiraliforme va ricondotto a elementi naturali, nello specifico al fitomorfirsmo di tronchi, rami o viticci, alle forme naturalistiche di alcune conchiglie e al serpeggiamento. Per quanto riguarda il Tempio di Salomone, e successive riedificazioni, le fonti a cui fare riferimento sono: Giuseppe Flavio storico di origine ebraica che con i suoi scritti è testimone oculare della ribellione giudaica che causò l’assedio e la distruzione della città e del Tempio; La Sacra Bibbia e le Sacre scritture Ebraiche (Il Tanakh e il Talamud). In tutti questi scritti le colonne vengono nominate solo nella prima versione del Tempio, costruito da Salomone in persona (chiamate Jachin e Boaz). La loro posizione fa supporre che i due pilastri fossero stati costruiti sul modello dei candelieri rappresentati nei monumenti fenici, oppure che fossero bracieri o ancora che avessero un ruolo multiplo nel rito ebraico. I nomi di queste due colonne inoltre hanno un’etimologia incerta; tradizionalmente il significato attribuito però è quello di Stabilità e Forza. Ne in quello di Zorobabele, ne nella versione di Erode e ne tantomeno secondo il racconto di Ezechiele le colonne saranno mai ricostruite. E comunque non vengono mai descritte come tortili o decorate con motivi vegetali; precisi riferimenti alle decorazioni vitinee si trovano invece nelle fonti e confermato dai rilevamenti archeologici. Questo testimonia l’uso della decorazione a grappoli d’uva nell’arte palestinese del periodo del Secondo Tempio. La vite inoltre era presente anche sotto forma di donazione per devozione.
Nell’arco dei secoli questa coppia di colonne sono state rappresentate o rievocate nell’arte e nella pratica costruttiva in diversi modi.
CASO A – Colonne Spiraliformi, Tortili e/o con Decorazione Vitinea: dove questo genere di colonne non ha nulla a che vedere con le descrizioni di Jachin e Boaz tramandateci dalle sacre scritture, ma si fonda: sulle rappresentazioni del Tempio realizzate dopo la sua distruzione e sulla leggenda secondo la quale le antiche colonne petriane erano state portate a Roma da Costantino.
CASO B – Colonne Doppie in facciata senza funzione portante: Queste fanno riferimento al fatto che le due colonne situate davanti al vestibolo del Tempio erano libere.
CASO C РColonne di proporzioni giganti rispetto alla facciata: Queste sono concepite ad evocazione invece delle dimensioni colossali di Jachin e Boaz. Nella Bibbia il rapporto proporzionale tra diametro ed altezza ̬ di circa 1:5 (con capitelli alti 2.5m, fusto alto circa 9m e diametro di circa 1.9m).
CASO D – Colonne con Ordine Misto Dorico-Corinzio: è l’ordine teorizzato dai 2 gesuiti Prado e Villalpando, che vedremo meglio parlando della trattatistica.
CASO E – Colonne d’Ercole in versione Salomonica: Le Colonne d’Ercole nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre che un concetto geografico esprimono anche il concetto di “limite della conoscenza” (Nec Plus Ultra, letteralmente “Non Più Avanti”, era l’iscrizione latina che riportavano).
Nei trattati il dibattito sulle colonne sembra acquisire maggiore importanza che non lo studio del Tempio stesso, ciò dovuto al fatto che questo era considerato irriproducibile mentre le colonne potevano essere imitate. Due sono i problemi che si affermano in questo momento: la necessità di stabilire regole per il corretto tracciamento e l’inserimento delle stesse nel sistema degli ordini architettonici. I testi presi in esame sono stati redatti e pubblicati tra la fine del XV e tutto il XVIII secolo, periodo in cui se ne sviluppò maggiormente l’uso. Di 35 trattati analizzati i più importanti che riporterò ora sono quelli che hanno fornito dei metodi, più o meno dettagliati, di tracciamento. A. Dürer (1525) costituisce il primo tentativo di individuazione di una regola geometrica, dove elabora un fusto mosso da una torsione dell’asse con andamento a spirale che inizia dalla base e prosegue verso l’alto aumentando in modo esponenziale. Vignola (1562) nella sua Regola, propone un primo tentativo di stabilire regole geometriche per il tracciamento e sarà uno dei pochi ristampato in molteplici edizioni, diventando così di estrema rilevanza internazionale. Villalpando e Prado impostano un sistema proporzionale del Tempio basato sulla scala musicale così da introdurre quindi un Ordine “Armonico” o “Salomonico”; questo viene definito come un ordine misto, con elementi sia corinzi che dorici. J. Ricci (frate benedettino – 1663) teorizza un “Ordine Salomonico Intero” dove l’ondulazione si estende ad ogni elemento architettonico. Caramuel (vescovo – 1678) si ha l’introduzione dell’“Ordine Mosaico”, chiamato così perché segue le leggi di Mosè. A. Pozzo, il cui trattato ebbe notevole successo e fu più volte ristampato e tradotto in varie lingue nel corso del ‘700, è secondo forse solo all’opera di Vignola. G. Guarini (teatino – 1737) teorizza, per l’ordine Salomonico l’“Ordine Corintio Supremo” dove estende l’ondulazione ad ogni elemento, in analogia con Ricci. Di tutti i trattati esaminati abbiamo visto come siano tre quelli chiave, quelli di: Vignola, Pozzo e Guarini. Ma i testi riportati sono a volte troppo brevi o poco accorti nella descrizione del metodo, così da non renderlo di facile e immediata comprensione. Per superare questo ostacolo si è reso utile lo studio di questi metodi tramite trascrizione in equazioni matematiche in modo da comprenderne la costruzione in ogni aspetto proporzionale e compositivo. Il lavoro quindi è stato: Individuare i passaggi riportati nel trattato e trascriverli, rielaborarli, integrarli laddove carenti e sintetizzarli in passaggi geometrici e infine la trascrizione ed elaborazione di questi passaggi in formule parametriche per permetterne la manipolazione. Il passo successivo è stato quindi trasporre il ragionamento geometrico in un ragionamento matematico, elaborato tramite formule parametriche che, oltre a confermare la validità del ragionamento di Vignola, ha fornito uno strumento di studio che permette di ottenere un risultato visivo immediato al variare delle caratteristiche parametrizzate che delineano la colonna. Per quanto riguarda i metodi di A. Pozzo il terzo porta con se un errore (gli archi di circonferenze che delineano il profilo della colonna tortile non creano un profilo continuo). Ciò è trascurabile solo per le colonne di piccole proporzioni ed è lo stesso Pozzo che nel testo specifica questa problematica. Nel caso di G. Guarini il suo metodo si porta avanti un errore che può essere trascurabile solo nel caso di colonne di piccole proporzioni. La tipologia dell’errore è il medesimo riscontrabile nel 3^metodo di Pozzo. Dopo aver quindi analizzato e parametrizzato i metodi di tracciamento bidimensionale il passo successivo è stato creare un modello matematico 3d di una colonna tortile, parametrizzato anch’esso, che traducesse il ragionamento concepito bidimensionalmente nello spazio tridimensionale. E il metodo, che meglio si presta a questa trasposizione è risultato essere quello proposto da Vignola (questo rivela probabilmente l’impegno del trattatista nel cercare di far collidere i due ragionamenti). Vignola concepisce la colonna tortile come una sovrapposizione di circonferenze giacenti sul piano orizzontale xy, aventi come centro i punti di una spirale, l’asse centrale, che in campo 3D assimiliamo ad un elica.  Per ottenere la rastremazione bisogna tener conto che il raggio di queste circonferenze sarà uguale tra loro per il primo terzo dell’altezza dell’elica, e decrescerà, seguendo una progressione lineare, per i restanti due terzi dell’altezza dell’elica. Bloccando gli assi cartesiani e cambiando i parametri m (modulo), n (numero di moduli ripetuti in h) e r (raggio dell’elica) si vede come cambiano le proporzioni e come cambia la torsione, variando r.Per individuare le curve delle scanalature sulla superficie generata è corretto individuare le curve sulla superficie  secondo una relazione visivamente più realistica.

In conclusione si è riuscito ad ottenere una parametrizzazione sia del metodo di tracciamento grafico bidimensionale che del modello 3D. Questo non solo risulta essere un utile supporto per la comprensione di quanto riportato dalla trattatistica, ma è anche un prezioso strumento d analisi perché permette di misurare quantitativamente la vicinanza del modello al rilievo di una colonna esistente.

  • 2015.03 | Le Colonne Tortili. Dal tempio di Salomone all'Ordine Architettonico. La Trattatistica e l'analisi storica e parametrica del metodo costruttivo
  • studente/iCervone Daria
  • Relatore/i
  • Sturm Saverio
  • Correlatore/i
  • Falcolini Corrado, Maria Margarita Segarra Lagunes
  • Corso di laurea
  • Architettura - Restauro
  • Disciplina
  • Storia dell' Architettura
  • Data
  • 05/03/2015
  • Anno accademico
  • 2013-2014
  • Voto
  • 110/110 e lode