Quando s’insegue la vita e si cerca di contenerla, partecipando alla trasformazione con un progetto, come bisogna porsi?
Spostarmi su un oggetto di studio “esterno”, inconsueto, non urbano, mi ha permesso di eliminare alcuni pregiudizi. Mi ha permesso di interrogarmi con nuova linfa attorno a domande che già avevo sviluppato durante i miei studi. La vigna è il microlaboratorio di cui ho avuto bisogno per ricentrare alcune questioni fondamentali e parlare della città e della sostenibilità.
Il progetto della vigna consiste nella costruzione di un “ordine mobile” in grado di contenere l’energia della natura evitandone la dissipazione.
Il vino si fa in campo e in cantina.
Nel campo si progetta il filare che indirizza la crescita e la riproduzione della pianta.
In cantina si accoglie il movimento della fermentazione nelle botti.
La vigna è un “oggetto tecnico”. Ha in comune con tutte le altre tecnologie la capacità di produrre regimi di temporalità che contribuiscono a configurare lo spazio. L’incontro tra l’intenzionalità della natura e l’intenzionalità progettuale dell’io-costruttore scandiscono lo spazio e il tempo.
La vigna è uno spazio sostanziale, intero, omogeneo, geometrico. Il lavoro in vigna e il lavoro in cantina si compiono in relazione con un tempo insieme cosmologico, biologico, storico e individuale. La vigna è un dispositivo, un terreno di mediazione fra uomo e natura che porta impressi al suo interno i segni dell’intelligenza necessaria di volta in volta.

  • 2016.07 | La vigna come progetto
  • studente/iPietropaoli Martina
  • Relatore/i
  • Caudo Giovanni
  • Correlatore/i
  • Corso di laurea
  • Architettura - Progettazione Urbana
  • Disciplina
  • Studi Urbani
  • Data
  • 21/07/2016
  • Anno accademico
  • 2015-2016
  • Voto
  • 110 e lode/110 e lode