Nel lavoro affrontato si è cercato di mettere in luce una lettura critica dell’architettura cistercense, del suo carattere razionale e semplice, che sottende a sua volta un implicito messaggio che può essere scoperto e compreso solo attraverso la conoscenza e lo studio dei protagonisti attivi del “nuovo” ordine religioso e del loro modus vivendi.

Si è posta altresì l’attenzione ad un caso studio degno di nota, una fondazione angioina nella provincia di Salerno, a San Pietro di Scafati, di cui si possono ammirare oggi solo resti fatiscenti di un antico luogo di culto che conobbe il suo splendore grazie a Carlo I d’Angiò.

A poche centinaia di metri dal fiume che un tempo era considerato una divinità, è possibile imbattersi nell’abbazia duecentesca di Santa Maria di Realvalle, in cui convivono testimonianze di fede che spaziano sull’arco di circa sette secoli, e memorie architettoniche che vanno da uno stile ad modum franciae, attraverso il barocco, fino all’Ottocento, tempo di alterazioni dell’impianto originario e costruzione di superfetazioni moderne.

In seguito ad una conoscenza diretta della fabbrica, attraverso un rilievo fotografico e metrico e dei livelli di degrado materico e strutturale, si è cercato di dare suggerimenti e proposte relativamente alla conservazione del manufatto architettonico, per evitare che la situazione possa ulteriormente peggiorare e far sì che un patrimonio storico ed artistico di tale valore non rischi di essere dimenticato.

  • 2018.03 | Una fondazione angioina a San Pietro di Scafati: l'abbazia cistercense di Santa Maria di Realvalle. Conoscenza per il restauro
  • studente/iLambiase Marco Vincenzo
  • Relatore/i
  • Segarra Lagunes Marìa Margarita
  • Correlatore/i
  • Saccone Mauro
  • Corso di laurea
  • LM Architettura - Restauro
  • Disciplina
  • Restauro architettonico
  • Data
  • 07/03/2018
  • Anno accademico
  • 2016-2017
  • Voto
  • 110/110 e lode