La ricerca nasce dallo studio di un territorio lontano quanto complesso, quello della valle del Vajont, situata sulle Alpi Orientali, al confine tra Veneto e Friuli Venezia-Giulia.

Qui dal 1957 iniziarono i lavori di costruzione dell’omonima diga, ancora oggi una delle più importanti opere dell’ingegneria italiana ma  causa di una delle più grandi tragedie della storia recente del nostro paese.

La diga infatti costruita sul versante di un antica paleofrana generò nel 1963 la frana del monte Toc, che provocò la formazione di una gigantesca onda d’acqua che colpì i paesi di Erto e Casso e distrusse la cittadina di Longarone sita oltre la diga.

Ad oggi quello che rimane di questo disastro è una frana che ha tappato quello che era il bacino della valle, trasformando il paesaggio.

La diga del Vajont è un luogo che tutti i giorni viene visitato non solo da turisti, ma da geologi, studenti e ricercatori, per le sue caratteristiche geologiche.

I sentieri, le strade di un tempo sono interrotte, non c’è la possibilità di visitare liberamente il coronamento della diga anche se è messo in sicurezza, perché è aperto solo su prenotazione, le vecchie strade che un tempo erano utilizzate quotidianamente sono aperte solo un giorno all’anno e molte persone non ne conoscono nemmeno l’esistenza. Alla luce di queste premesse, è stato progettato un centro di ricerca con annessa foresteria e sono stati valorizzati i percorsi e i sentieri di questo luogo meraviglioso che esige di essere riconsiderato.

  • 2018.03 | Vajont: racconto e progetto di un paesaggio interrotto
  • studente/iDella Rocca Costanza, Marinelli Michela, Vittozzi Benedetta
  • Relatore/i
  • Franciosini Luigi
  • Correlatore/i
  • Casadei Cristina
  • Corso di laurea
  • Architettura - Progettazione architettonica
  • Disciplina
  • Progettazione architettonica
  • Data
  • 07/03/2018
  • Anno accademico
  • 2016-2017
  • Voto
  • 110/110 e lode