Il lavoro verte su un tema attuale e controverso: il rapporto tra carcere e architettura e il contribuito che questa può apportare al problema penitenziario.

Nella ricerca sono emerse due questioni fondamentali: il problema del sovraffollamento delle carceri e la possibilitĂ  per molti detenuti di scontare la pena in misure alternative, ma non possiedono una casa per ottenerle.

La nostra risposta è stata pensare a spazi abitativi condivisi per i detenuti che non possiedono domicilio adeguato per ottenere le misure alternative alla detenzione (es. arresti domiciliari) e per gli ex-detenuti in situazioni economiche svantaggiate. Il progetto si sviluppa nell’area dell’ex-caserma “Stabilimento Trasmissioni, in buona parte in disuso e prevede la demolizione degli edifici compromessi, di scarso valore architettonico, e il recupero dei due edifici storici su via Lante e viale Angelico.

Il recupero prevede l’inserimento di due “Case Protette”; la prima per minori in misura giudiziaria o alternativa, la seconda per detenuti con particolari condizioni sociali (detenute madri, anziani, disabili). Sul lato est si sviluppano due edifici in linea, in cui alloggi condivisi che ospitano ex-detenuti sono in mixitè con alloggi a libero mercato.

La parte centrale dell’area è occupata da un centro polifunzionale destinato ad attività culturali e di servizio ai cittadini, per favorire le relazioni sociali, educando alla convivenza e all’integrazione.

  • 2018.07 | Oltre il carcere. Abitare come alternativa alla detenzione
  • studente/iLippolis Miranda, Piselli Lara
  • Relatore/i
  • Palmieri Valerio
  • Correlatore/i
  • Finucci Fabrizio, Agresta Alessio
  • Corso di laurea
  • Architettura - progettazione urbana
  • Disciplina
  • Progettazione architettonica e urbana
  • Data
  • 27/07/2018
  • Anno accademico
  • 2017-2018
  • Voto
  • 110/110 e lode