Se il monastero è stato per secoli il centro della vita dei monaci, ovvero lo spazio in cui si era possibile svolgere una “vita perfecta” e salvare così la propria anima, a partire dal XIII secolo gli ordini mendicanti capovolgono il rapporto con lo spazio. L’idea di salvezza si sposta dallo spazio chiuso, raccolto e delimitato dell’hortus conclusus, allo spazio aperto, esteso e potenzialmente illimitato del “paesaggio”. I frati non rimangono piĂą fermi all’interno di un’unica architettura, ma abitano i luoghi e i paesaggi come fossero lo spazio del Regno, rifiutando ogni proprietĂ  e ipotizzando IL semplice “uso delle cose”.

Si tratta di un passaggio molto significativo sia sul piano teologico che spaziale che implica il superamento del monastero e la conseguente nascita del convento.

Proprio attraverso la ricerca della differenza tra conventi e monasteri, la tesi si pone l’obiettivo di proporre una strategia di recupero del patrimonio cenobitico e conventuale italiano, che possa garantire non solo una coerenza filologica, ma anche una continuità storica e culturale con i principi e le regole cenobitiche e mendicanti della povertà, dell’uso, della vita comune, del lavoro manuale, dell’ospitalità e del nomadismo.  Usando l’eremo di San Giorgio (AP) come occasione progettuale, la tesi si confronta infine un edificio storico in disuso per indagare le possibilità e la fattibilità dell’ipotesi.

  • 2019.03 | Dall'hortus conclusus all'hortus apertus - Un'ipotesi per il recupero del patrimonio cenobitico e mendicante in Italia
  • studente/iFabbri Edoardo
  • Relatore/i
  • Zampilli Michele
  • Correlatore/i
  • Careri Francesco, Brunori Giulia
  • Corso di laurea
  • Architettura - restauro
  • Disciplina
  • Restauro
  • Data
  • 07/03/2019
  • Anno accademico
  • 2017-2018
  • Voto
  • 110/110 e lode