La realizzazione del Cinema Airone, ultima opera della carriera architettonica di Adalberto Libera, rappresenta un caso singolare di sala cinematografica inserita nella corte del comprensorio edilizio, localizzato all’interno del Municipio VII, ex IX, e precedentemente costruito nel 1952 commissionato allo Studio Calini Montuori da parte della Cassa Nazionale di Assistenza per gli Impiegati Agricoli e Forestali, successivamente divenuta ENPAIA, Ente Nazionale di Previdenza integrativa degli Impiegati e dei Dirigenti dell’agricoltura.
Questo tema si inserisce in un’ampia indagine svolta sulle sale cinematografiche realizzate a Roma, a partire dagli inizi del Novecento fino ai giorni nostri. Attraverso il censimento delle sale abbiamo rilevato sul territorio ben 203 cinema, mappati e catalogati in macrocategorie in base alle destinazioni d’uso che attualmente ricoprono.
La categoria del Cinematografo, o meglio della sala cinematografica storica ad impianto singolo o doppio, nei primi anni del Novecento è concentrata all’interno della Città Storica, per diffondersi poi nelle zone di espansione della città. A tale impianto negli ultimi decenni si è prevalentemente sostituito il modello multisala. Dall’indagine emerge la progressiva riduzione del numero dei cinema storici che hanno portato sia dalla chiusura definitiva dell’attività, che alle variazioni della destinazione d’uso.
Ospitate in strutture preesistenti quali teatri o caffè-concerto, la necessità delle sale cinematografiche di acquisire un loro impianto indipendente e di definire una tipologia identitaria rappresentò un’opportunità di sperimentazione tecnica e formale per le maggiori figure professionali attive tra gli anni Venti e Sessanta, quali, ad esempio, Marcello Piacentini, Virgilio Marchi, Innocenzo Sabbatini, Riccardo Morandi, Angelo Di Castro, affiancati da un’equipe di artisti-decoratori quali Giorgio Quaroni e Alfredo Biagini.
I differenti rapporti compositivi delle sale cinematografiche rispetto al tessuto preesistente si instaurano talvolta con l’integrazione al piano terra, come nel caso dei cinema Barberini, Quirinetta e Supercinema, come parte di un lotto, come il Quirinale e il Cinema Corso, o ad impianto autonomo, occupando significativamente il lotto di appartenenza come il Maestoso, che attraverso le ali speculari adibite ai servizi commerciali crea uno spazio pubblico antistante l’ingresso, o il Palladium, che costituisce simbolicamente l’ingresso alla borgata Garbatella.
Tali rapporti si sintetizzano all’interno del singolare progetto di Adalberto Libera per il cinema Airone, inaugurato e aperto al pubblico nel 1957.
Nata come sala per la seconda visione alta, l’Airone verrà chiuso nel 1990. La riconversione in studio televisivo, in sala da ballo e la successiva inaccessibilità dello spazio hanno portato ad un avanzato stato di degrado che ha compromesso le peculiarità originarie del manufatto.
Grazie allo studio di una serie di documenti, conservati presso l’Archivio dell’ente ENPAIA, è stato possibile ipotizzare i principali caratteri dell’organismo architettonico che viene illustrato da Libera nell’intervista per “L’Architettura, cronache e storia” del 1956, a conclusione del cantiere.
Nell’intervista, Libera chiarisce la sua idea di forma, basata anche su considerazioni “psicologiche e psicofisiche” che si riflettono sulla genesi della copertura della sala dello spettacolo. Dati i vari ripensamenti in corso d’opera da parte di Libera, l’architetto Maria Calandra ritenne, a conclusione dell’intervista, che <<Libera è indubbiamente troppo severo con la sua opera. […] Lo spirito aspirante dell’astrazione di Libera è stato portato ad una visione emotiva, spettacolare, sfuggente ad un controllo razionale. Il professionista potrà esserne scontento, ma l’artista dovrebbe gioirne>>.
Il progetto dell’Airone, si basava su una precisa identità formale, che si sviluppava attraverso un percorso narrativo che partiva dalla soglia d’accesso per giungere alla platea. Le sequenze degli spazi si articolavano a partire dall’atrio d’ingresso che conduceva allo scalone connotato dall’opera pittorica di Giuseppe Capogrossi, per poi concludersi nella sala dello spettacolo, generata dalla contrazione della copertura sul fondo della sala per dilatarsi attorno allo schermo. Libera definisce la sua opera come l’ultimo “Cinematografo di vecchio stampo” poiché impiegava uno schermo tipico di quegli anni, ma dilatato sul fondo generale del boccascena, anticipando il debutto dello schermo panoramico.
La crisi del settore cinematografico ha condotto alla chiusura di numerosi cinema e, nel caso dell’Airone, ha portato alla trasformazione dell’impianto in sala da ballo, determinando l’alterazione dei suoi connotati architettonici. Nonostante sia stato destinato a quinta di una trasmissione della Radiotelevisione Italiana, con il programma musicale Mio Capitano, lo “Stellarium”, è stato in funzione solo un decennio, per chiudere a fine degli anni Novanta.
Il sopralluogo da noi effettuato, grazie all’autorizzazione del Dipartimento del Patrimonio, Sviluppo e Valorizzazione, ha registrato un grave stato di fatiscenza e di degrado che investe anche le palazzine adiacenti. Nonostante alcuni parziali interventi di messa in sicurezza della struttura, non c’è ancora un’idea precisa sulla destinazione di questo spazio che è stato un luogo significativo sia per le sue caratteristiche architettoniche che come punto di riferimento per gli abitanti della zona.

  • 2019.03 | I cinema storici di Roma. Il comprensorio edilizio del cinema Airone
  • studente/iLiguigli Teresa, Mavric Sonja
  • Relatore/i
  • Stabile Francesca Romana
  • Correlatore/i
  • Grimaldi Marco
  • Corso di laurea
  • Architettura - restauro
  • Disciplina
  • cultura e progetto del patrimonio
  • Data
  • 07/03/2019
  • Anno accademico
  • 2017-2018
  • Voto
  • 110/110 e lode