Il 1 Maggio 2015 Milano, sede dell’ Expo, apre le sue porte al mondo. Un’enclave di 1 milione di mq, cinta da un canale d’acqua e strutturata su un impianto cardo-decumanico che intercetta spazi e materiali differenti, è l’ereditĂ  lasciata dalla fine dell’evento; ereditĂ  che è, prima di tutto, una domanda aperta sul futuro dell’area. In un sistema territoriale ancora pienamente leggibile, l’area Expo appare come un luogo incerto e sospeso tra le due realtĂ  pulsanti di cittĂ  e campagna.

Nell’impossibilità di predire il prevalere dell’una sull’altra, si sceglie di innescare processi e lasciarle interferire in un gioco di compresenze che arricchiscono la natura e i significati dei luoghi. Subentra così una nuova componente di progetto: il tempo. Non si propone un unico scenario, ma tre momenti dell’Expo di domani: ognuno è un paesaggio intermedio che accoglie l’idea di cambiamento ed eventualità visti come opportunità per un progetto diverso.

La proposta si articola in invarianti e in possibilità: invariante principale è una struttura leggibile che ne è ossatura spaziale e regola insediativa; le possibilità vi si iscrivono sulla base di relazioni e interferenze tra condizioni e soggetti plurali.

Ogni paesaggio intermedio è, quindi, un ipertesto, un progetto riconoscibile, funzionante e parte di un concatenamento, figlio di una postura che guarda alle forme come esito di forze agenti su materie diverse, in un negoziato di equilibri da ridefinire entro il campo dinamico della città.

  • 2017.07 | Paesaggi Intermedi - progetti per l’area Expo di Milano 2020 – 2035
  • studente/iAmbrosio Eleonora, Boschin Alessandro Maria
  • Relatore/i
  • Metta Annalisa
  • Correlatore/i
  • Corso di laurea
  • Progettazione Urbana
  • Disciplina
  • Progettazione Urbana
  • Data
  • 26/07/2017
  • Anno accademico
  • 2016-2017
  • Voto
  • 110/110 e lode