Vite in transito. Mobilità infra-Europea dei rifugiati e negoziazione dei confini

Lezione inaugurale del corso di Clinica del Diritto dell'Immigrazione e
della Cittadinanza (a.a. 2021-2022)

Vite in transito. Mobilità infra-Europea dei rifugiati e negoziazione dei confini

Elena Fontanari, Università di Milano

Martedì 26 ottobre 2021 - ore 14.15
AULA 4 - Via Ostiense 139
(on-line su Teams)

Per iscriversi, inviare una mail a: carlo.caprioglio@uniroma3.it

Elena Fontanari (Università degli Studi Milano) è sociologa delle migrazioni e autrice di numerose pubblicazioni su riviste italiane e internazionali. E' membra fondatrice di Escapes - Laboratorio di studi critici sulle migrazioni forzate dell'Università di Milano e parte della redazione della rivista "Etnografia e ricerca qualitativa". E' autrice del libro "Lives in Transit: An Ethnographic Study of Refugees’ Subjectivity across European Borders Copertina rigida" (Routledge 2018), che esplora la mobilità dei rifugiati che attraversano i confini in Europa. Basato su un lavoro etnografico sul campo in Germania e in Italia, il libro esamina la precaria vita quotidiana dei non-cittadini che vivono tra e oltre i confini interni dell'UE. Con attenzione alla costante ri-costruzione dei confini in Europa attraverso le pratiche di negoziazione, il libro mostra come le tensioni che esistono tra la mobilità dei rifugiati e confini che ne limitano il movimento producano "interstizi" - piccoli spazi di possibilità che si aprono come risultato della lotta dei rifugiati all'interno dei vincoli strutturali. Una comprensione completa degli effetti a lungo termine delle frontiere dell'UE sulle vite dei rifugiati è quindi possibile attraverso una particolare attenzione al periodo post-arrivo. Esaminando la precarietà prolungata e l'ipermobilità multidirezionale in Europa che emerge dalle dinamiche della relazione tra i meccanismi strutturali e l'azione degli individui, "Lives in Transit" rivela come il regime dei confini in Europa abbia un impatto soprattutto sulle dimensioni temporali piuttosto che spaziali della vita dei rifugiati, influenzando le loro soggettività e il senso di sé. Questo "spossessamento" del tempo è sostenuto come il problema principale dell'esperienza dei rifugiati in Europa, inducendoli a rivendicare una giustizia temporale, che cerca di riconquistare il controllo delle loro vite e della loro personalità. 

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